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Quando qui c'era la fabbrica, c'era una comunità. Persone che condividevano ore di lavoro per realizzare un obiettivo: fabbricare pipe. Alla fabbrica di pipe di radica F.lli Rossi, 800 persone vivevano gomito a gomito ed abitavano in questo luogo. Centinaia di famiglie che vivevano insieme per soddisfare i propri bisogni. Un universo sociale, fatto di scuola, case operaie, spaccio alimentare, calzolaio, falegname, barbiere, ambulatorio medico, colonia elioterapica. Un sistema che si prendeva cura di operai e famiglie dalla culla alla tomba. Una fabbrica che considerava patrimonio aziendale le persone e la loro esperienza, non solo un costo. Questo era la fabbrica di pipe F.lli Rossi ...questo era tutto un altro mondo"

Così inizia la pièce prodotta da Coopuf Teatro . Il racconto di un mondo e di un modo di fare impresa scomparso, ma che ha lasciato tracce fisiche e morali nella comunità che è vissuta per un intero secolo intorno ad esso. Le fabbriche hanno rappresentato l'ambiente di lavoro per eccellenza lungo tutto il Novecento e non hanno costituito soltanto spazi esemplari e simbolici dell'organizzazione del lavoro, ma contribuito a costruire comunità che hanno sviluppato in seguito intorno ad essa interi paesi, interi aggregati sociali.

Dove c'era la fabbrica ora c'è una città.

Senza giudizi, si mette in scena e si racconta l'evoluzione antropologica del lavoro e dei suoi rapporti relazionali, evidenziando il "paternalismo" di imprenditori che, pur essendo rappresentanti di un mondo capitalistico, esprimevano un senso umanitaristico di vicinanza e di solidarietà verso i propri lavoratori.

Una realtà molto differente da quello che oggi è diventata, come la definisce Zygmunt Bauman, una società e quindi un'economia "liquida", dove il concetto di comunità si trasforma, ed emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada, ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi e difendersi. Per dirla con le parole del sociologo polacco, "la convinzione che il cambiamento è l'unica cosa permanente e che l'incertezza è l'unica certezza".

Senza avere la pretesa di essere uno spettacolo sociologico, raccontiamo la storia di un imprenditore e di lavoratori che hanno fatto la storia di una comunità in cui la maggior parte dei cittadini di Barasso e Comerio si riconosce e a cui appartiene. Lo storytelling di una fabbrica ci permette di capire i valori e le esperienze che hanno fatto l'impresa e l'economia del territorio.

Un racconto di padroni operai impiegati che fecero l'impresa.

Con questo spettacolo vogliamo rievocare un sistema di valori che hanno creato quell'impulso comunitario della condivisione di bisogni da soddisfare, dove il "siur padrun " viveva a fianco degli operai e insieme a loro , anche nei termini di paternalismo padronale, condivideva le sorti di un sistema economico che nasceva con il termine di rivoluzione industriale, portando nel suo seno tutte le contraddizioni e le speranze di migliori condizioni di vita.

In scena Una voce narrante che, come il corifeo nel teatro greco, guida lo spettatore negli antefatti della storia e quattro attori che come flash back ritornano a vivere il luogo della fabbrica e ne raccontano la loro quotidianità .

Una produzione Coopuf Teatro per il progetto " Narrare L'impresa "

"La narrazione diventa comunicazione di esperienza che allo stesso tempo è anche comunicazione di senso. Il senso della nostra stessa vita."

QUANDO C'ERA LA FABBRICA

Prodotto da Coopuf Teatro

Con Andrea Minidio, Enrico Bodini, Giovanna Belletti, Silvana Antonelli, Michele Todisco

Regia e testo Michele Todisco

Fotografie di scena Daniela Domestici

Si ringrazia la Fabbrica di Pipe Croci di Barasso per gli oggetti di scena